Chiunque tu sia, sei il benvenuto in questo spazio, in questo luogo virtuale che parla di spiritualità. Voglio immaginare che tu sia arrivato fin qui probabilmente portato da un intimo bisogno, dall’eterno incedere di una ricerca interiore di una risposta che ti parli davvero. Mi piace pensarti così, come un’anima simile a me e che, come me, insegue una quadra che la aiuti a trovare un senso al dolore che inevitabilmente ci confronta nella vita. 

Mi chiamo Stefano Sartori e sono psicologo-psicoterapeuta.

La mia professione mi ha fatto diventare un collezionista di storie, offrendomi il privilegio di condividere l’intensità dell’incontro con il troppo umano delle persone che mi hanno fatto il dono del loro tempo, della loro fiducia e della loro sofferenza.

Dinanzi a tanta complessità le conoscenze che avevo accumulato negli anni di studio universitario, come in quelli successivi alla laurea nelle varie scuole di specializzazione in psicoterapia impallidivano a poca cosa. Rendevo testimonianza di un cammino terapeutico che generava miglioramenti che non sono mai riuscito ad attribuire a mie doti o competenze.

Sentivo che nello spazio della stanza d’analisi si muoveva dell’altro, molto altro. Ho quindi cercato di capire di cosa si trattasse. Il mio cammino mi ha prima condotto ad approfondire le vie tradizionali della psicoterapia e della psicoanalisi, fino a lambire i territori delle neuro-scienze. Ho quindi accumulato nozioni e tecniche che si sono rivelate senz’altro molto utili ad ampliare la mia accuratezza diagnostica e l’efficacia del trattamento, ma c’era sempre qualcosa di elusivo e misterioso che continuava ad annidarsi fra le pieghe oscure della relazione terapeutica.

Quando ormai mi ero convinto che non sarei più approdato a una risposta alla fondamentale domanda su cosa davvero liberasse i miei pazienti dalla presa della sofferenza, ecco che, grazie anche alla combinazione di miei incroci personali con il dolore, mi sono sentito “spinto” a volgere lo sguardo verso l’ampio orizzonte della spiritualità.

Ho quindi esplorato le strade che mi erano più familiari, ovverosia gli insegnamenti del cristianesimo e del buddismo. I miei riferimenti sono stati tanti, ma quelli che ricordo con maggior gratitudine sono stati Meister Eckhart e Thomas Merton sul versante cristiano, Thich Nhat Hanh e Ajahn Brahm sul versante buddista ed Eckhart Tolle come ponte fra queste due culture. L’essenza di tutti questi insegnamenti conduce verso la pace e suggerisce anche come potersi incamminare verso l’imperturbabilità della mente.

La risposta che cercavo era lì, finalmente a mia disposizione. Avevo capito meglio quello che accadeva nella stanza di analisi: si generava una sorta di danza capace di configurare una nuova gestalt grazie all’interazione terapeuta-paziente nella quale entrambi sceglievano di abitare il dolore.

Questa scelta anticiclica aveva come conseguenza lo sviluppo di una nuova modalità di approccio alle cose, una diversa e più efficiente capacità di “stare al mondo”, di attraversarne volontariamente gli anfratti più oscuri e spiacevoli. Tutto ciò richiamava con forza il concetto del “portare la croce” e quindi di lì è nata l’esigenza di proseguire il cammino con quelle che qui chiamiamo Meditazioni sulla Parola, che altro non sono che prolusioni a braccio sulle letture domenicali.

Dopo quattro anni è ora nata l’esigenza di diffondere questo materiale oltre il gruppo ristretto che assiste e quello un po’ più ampio che riceve questi audio, così che anche tu possa a tuo piacimento e con i tuoi tempi fare questo viaggio nello spirito della Parola. Ecco quindi la ragione di questo sito. 

Buon ascolto e buone meditazioni.